focus_2Monografia

Prefontaine, la leggenda del re corridore

Eugene, Oregon, è la terra di Steve Prefontaine. Abbiamo deciso di ricordare la sua figura con Marco Tarozzi, autore di un prezioso libro su di lui. Cercando anche di capire com’è cambiata l’atletica leggera dagli anni Settanta

Marco Tarozzi è un collega e, con estrema trasparenza, un amico di chi scrive. Giornalista, scrittore, autore e sceneggiatore di docufilm, bolognese ha iniziato scrivendo sulle colonne di Stadio. Oggi scrive per Più Stadio e Runner’s World Italia, è autore, conduttore radiofonico, podcaster presso Radiabo, autore per Edizioni Minerva e sta portando in giro lo spettacolo BOhaus Generation, del quale ha scritto i testi, insieme con Saverio Mazzoni, voce narrante, Marco Coppi, flauto, e Gianni Landroni, chitarra. Uno dei decani del giornalismo sportivo italiano e bolognese se non fosse che è più giovane dell’età anagrafica. Mezzofondista, gareggiando per il CUS e un’altra società di Bologna, è arrivato a correre la maratona. Dopo alcuni anni di pausa ha praticato triathlon, ma mail l’Ironman precisa. Adesso continua a correre, a camminare e, per nostra fortuna, a scrivere. Uno dei suoi libri più belli è sicuramente quello che ha dedicato alla figura di Steve Prefontaine, uno dei suoi idoli giovanili: La leggenda del re corridore. Vita breve di Steve Prefontaine, (Bradipolibri Editore); andando fino in Oregon per capirlo meglio e comprendere le radici di un mito della corsa e dell’atletica leggera mondiale. Tra pochi giorni, proprio a Eugene, lì dove Pre ha fatto un record dietro l’altro all’università dell’Oregon e dove è morto in uno stupido incidente stradale il 30 maggio del 1975, all’Hayward Field, si svolgerà la diciottesima edizione dei Mondiali di atletica leggera. E noi abbiamo raccontato tutto questo grazie a Marco Tarozzi, con la lente distorta di Steve Prefontaine, un atleta che ha guardato il futuro negli occhi.

Chi era Steve Prefontaine?
«Steve è stato il miglior mezzofondista della sua epoca, arrivando ad avere tutti i record statunitensi, dai 2mila ai 10mila metri, durante il periodo universitario, sia campestre che su pista. A Monaco ’72 era candidato alla medaglia d’oro da outsider e lo dimostrò con una corsa coraggiosa e autorevole che conquistò il pubblico, ma alla fine arrivò quarto dietro Lasse Virén (Finlandia), Moahmed Gammoudi (Tunisia) e Ian Stewart (Gran Bretagna), il quale gli soffiò il bronzo sul traguardo. Cercò di sorprendere gli avversari, dimostrando di essere un atleta di assoluto valore internazionale, il migliore degli Stati Uniti».

Marco Tarozzi
Marco Tarozzi insieme con Venuste Niyongabo, campione olimpico dei 5000 ad Atlanta 1996,
oggi dirigente Nike, che vive a Bologna
Francesco Caremani
Aretino, giornalista, comunicatore in ordine sparso. Tutto è iniziato il 19 marzo del 1994 e un giorno finirà, ma non oggi. Il giornalismo come stile di vita, in un mestiere che ha perso lo stile per strada. Qui è direttore responsabile, ma solo per anzianità.