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100 anni di Coppa Italia: il Vado e le sue sorelle

Il 2 aprile del 1922 si giocava il primo turno della prima edizione della nuova manifestazione che fu vinta dal Vado, squadra operaia. Con il Napoli del ’62 le uniche due formazioni a vincere la coppa pur non giocando in serie A

Operaia. Il Vado che vinse la prima Coppa Italia è una di quelle squadre che oggi avrebbe fatto la fortuna di una certa narrativa che guarda al calcio come ambito di rivendicazioni sociali, una parte del tutto, anzi il quinto quarto delle frattaglie del football; non è un giudizio, è la lettura, banale, della realtà. Di quella vittoria non è rimasto niente. I protagonisti non ci sono più, non c’è più lo stadio, il campo di Leo di Vado Ligure, e nemmeno la Coppa Italia originale, quella che oggi fa bella mostra di sé nella sede della società è una copia consegnata dalla Figc nel 1992: l’altra, più di otto chili d’argento, fu donata alla segreteria federale del Partito Nazionale Fascista, che fece incetta di metallo prezioso dopo le sanzioni per la guerra di Etiopia.

Vado Ligure, oggi periferia industriale di Savona, era un grande centro operaio, la giunta comunale era socialista e nello stemma aveva la falce e il martello. Un comune che dopo la Marcia su Roma fu sciolto perché non aveva esposto la bandiera in occasione delle ricorrenze patriottiche, aveva un proprio corpo armato e non aveva rispettato le leggi sulla celebrazione dei matrimoni. Marco Ferrari su Storie di Calcio ricorda come il professore Attilio Bislenghi sostenga che la vittoria della Coppa Italia ebbe lo stesso effetto di quella di Bartali al Tour de France nel 1948, garantendo una pace sociale che durò il tempo della salita al potere di Mussolini.

Anche dal punto di vista sportivo la Coppa Italia non nasce sotto i migliori auspici. La massima serie è divisa perché i club più ricchi, guarda che novità, vogliono due gironi da dodici squadre e le altre nelle serie minori. Quell’anno si assegneranno due scudetti. Quello Figc lo vince la Novese, l’altro la Pro Vercelli, che con i club ribelli (vi …

Francesco Caremani
Aretino, giornalista, comunicatore in ordine sparso. Tutto è iniziato il 19 marzo del 1994 e un giorno finirà, ma non oggi. Il giornalismo come stile di vita, in un mestiere che ha perso lo stile per strada. Una scommessa dietro l’altra per arrivare fino a qua. Qui è direttore responsabile, ma solo per anzianità.