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Bike’n roll

Tutti in sella, ma non necessariamente, e armati (necessariamente invece) di cuffiette o altoparlanti. Buon ascolto

Quando si scrive di ciclismo, e lo si fa con passione, c’è spesso un problema: ciò che uno vorrebbe scrivere, quasi sempre, è già stato scritto e peraltro è già stato scritto benissimo. Perché un tempo la scrittura era più evocativa (l’erotismo dell’immagine di cronaca prevaleva sulla pornografia della diretta con decine di telecamere), perché il ciclismo è stato sport nazionale prima che lo diventasse il calcio, perché sui giornali d’un tempo lo spazio dava la possibilità di creare un percorso di lettura, perché l’epica di uno sport nato povero e popolare un tempo aveva cittadinanza, mentre oggi ce l’hanno più i meme o le foto con i commenti motivazionali postate sui social. Proprio per questo il ciclismo si è preso, nel tempo, spazi rilevanti nella musica, ed ecco allora che i testi di alcuni brani rientrano nella categoria di cui sopra, vale a dire di ciò che è già stato scritto, e scritto benissimo.

Ecco, quello che segue è un festival, o una playlist se meglio preferite, su due ruote e senza motore. Non esaustiva, perché è sempre una questione di scelte. In sella.

«Quel naso triste come una salita/ Quegli occhi allegri da italiano in gita»
Paolo Conte, Bartali 

È un’impressione, ma la musica è questo; gli archi e il «pedala, pedala»: la fatica su pentagramma.
Gino Paoli, Coppi

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Lorenzo Longhi
Emiliano, ha esordito con il primo quotidiano italiano esclusivamente web nel 2001 e, da freelance, ha vestito (e smesso) casacche anche prestigiose. Di milioni di righe che ha scritto a tamburo battente gran parte è irrilevante. Il discorso cambia quando ha potuto concedersi spazi di analisi.