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Israele e lo sport, o della diplomazia necessaria

Nessun altro Paese può vantare una storia sportiva complicata, anche a livello confederale, come Israele. Tra Europa, Asia, attentati e boicottaggi

Nell’ottobre del 2021, durante una visita a Gerusalemme, sulla scia degli Accordi di Abramo, il presidente della FIFA Gianni Infantino lanciò una suggestione. Una boutade che, riletta oggi, appare totalmente fuori fuoco, ma che allora fece discutere e si regalò i titoli su diverse testate internazionali.

Perché non sognare una Coppa del Mondo in Israele e nei Paesi vicini? Con gli Accordi di Abramo, perché non organizzarli qui assieme agli altri Paesi del Medio Oriente e i palestinesi? Niente è impossibile, dobbiamo pensare in grande. Oggi ospitare un Mondiale è un’avventura molto grande, è qualcosa di più di un evento sportivo, è un evento da milioni di biglietti venduti e miliardi di telespettatori. Bisogna avere visione, sogni e ambizione. Ne abbiamo parlato tanto negli ultimi mesi dopo l’accordo tra Emirati e Israele, per cui una candidatura congiunta è un’opzione.

Ora, battezzare un’ipotesi del genere per i Mondiali 2030, a quel punto del processo di candidatura, era pressoché impossibile, ma quelle frasi vanno lette né più né meno come quelle di un imprenditore dello sport che fa politica, qual è appunto Infantino, e non possono stupire più di tanto. Piuttosto, oggi quelle frasi appaiono lontanissime, ben più di…

Lorenzo Longhi
Emiliano, ha esordito con il primo quotidiano italiano esclusivamente web nel 2001 e, da freelance, ha vestito (e smesso) casacche anche prestigiose. Di milioni di righe che ha scritto a tamburo battente gran parte è irrilevante. Il discorso cambia quando ha potuto concedersi spazi di analisi.