di Nicola Sbetti
Fino a qualche anno fa la storia dello sport in Italia viveva una situazione paradossale: ignorata dal mondo accademico, che la riteneva poco seria, era invece egemonizzata da giornalisti e storyteller.
Oggi per fortuna la situazione sta gradualmente cambiando. Sono sempre di più i giornalisti che si interessano al lavoro degli storici e si pongono da intermediari fra gli specialisti e il grande pubblico, basti pensare ad esempio a Dario Ricci e alla sua trasmissione Olympia, condotta su Radio 24. Soprattutto, però, negli ultimi anni è cambiato l’approccio all’interno del mondo accademico e, sebbene il ritardo accumulato da paesi come gli Stati Uniti l’Inghilterra, Francia, la Germania o la Svizzera appaia incolmabile, si può serenamente affermare che la storia dello sport sia ormai stata legittimata dentro l’università. Un ruolo determinante in questo senso è stato svolto dalla Società Italiana di Storia dello Sport, che dal 2004 riunisce gli esperti del settore, e dalla rivista Storia dello sport. Rivista di studi contemporanei, giunta ormai al terzo numero. Lo dimostrano ulteriormente nell’ultimo biennio la nascita di corsi dedicati alla storia dello sport in facoltà di storia come quelli tenuti da Francesca Tacchi all’Università di Firenze e Gianluca Fulvetti all’Università di Pisa e il successo di alcuni corsi di formazione per gli insegnati organizzati dalla rete degli istituti storici dell’Emilia Romagna e del Piemonte e dal Museo delle Civiltà di Roma (quest’ultimo diventato anche un libro).
L’incontro dello scorso 11 maggio all’Università di Siena in occasione di un seminario dal titolo “La storiografia dello sport in Italia: temi e problemi” in questo senso ha rappresentato l’occasione per certificare questa crescente legittimità, ma diversi eventi previsti nelle prossime settimane sembrano indicare per questo 2022 lo sbocciare di un’autentica “primavera” per la storia dello sport.
Giovedì 19 maggio, per esempio, a Cesenatico alla presenza degli storici Stefano Pivato ed Eleonora Belloni si è svolto il convegno “La bicicletta. Progetto per un nuovo umanesimo. La Romagna che pensa e pedala”. Lunedì 23 maggio l’Università Lumsa di Roma organizzerà assieme alla Federazione italiana sport equestri il convegno “Gli sport equestri italiani nel panorama internazionale”. L’occasione di riflettere sul ruolo dell’Italia nella storia dell’equitazione è data dal Mondiale previsto in agosto ai Pratoni del Vivaro a Rocca di Papa. Il giorno successivo l’Università di Firenze ospiterà invece il convegno multidisciplinare “Il calcio fra storia, narrazione e formazione” e la settimana si concluderà idealmente tra Napoli e Gorizia. Nella città giuliana Stefano Pivato ed Enrico Landoni dialogheranno su “Il ruolo dello sport nel regime fascista” all’interno del Festival èStoria. Nel capoluogo partenopeo, invece, diversi storici saranno protagonisti dell’incontro “Calcio e neoliberismo. Mercati, regole, poteri” organizzato presso l’auditorium del Museo Archeologico Nazionale di Napoli da un gruppo di ricerca che prende il nome di Academic Football Lab.
Diversi altri eventi sono già previsti per il mese di giugno e quello di luglio, ma il momento clou di questo attivismo, che risponde ad un’effettiva crescita nella richiesta di un approccio più rigoroso e serio alla riscoperta del nostro passato sportivo, si avrà l’8 e il 9 settembre in occasione del convegno annuale organizzato presso l’Università di Salerno dalla Società Italiana di Storia dello Sport. Il tema, dato il centenario della Marcia su Roma, non poteva essere che quello del rapporto fra lo sport e il fascismo. Si tratta, senza dubbio del periodo più studiato dagli storici dello sport, a partire dal pionieristico lavoro di Felice Fabrizio uscito per Guaraldi nel lontano 1976. Tuttavia, sebbene ad oggi i lavori di studiosi come Patrizia Dogliani, Domenico Elia, Erminio Fonzo, Sergio Giuntini, Enrico Landoni, Simon Martin, Alessio Ponzio e Daniele Serapiglia abbiano contribuito significativamente a costruire una solida storiografia, sono ancora molti i temi che necessitano di approfondimenti.
Nel contesto del ventennio fascista sono soprattutto le origini (dalla creazione dei Fasci di combattimento alla svolta autoritaria) e il periodo di guerra e in particolare della Repubblica sociale italiana ad essere i meno studiati dagli storici dello sport. Un altro argomento relativamente sottovalutato riguarda come i gerarchi cercarono di cavalcare la propria influenza all’interno di una organizzazione sportiva per accrescere la propria influenza politica. Anche i rapporti sportivi bilaterali e internazionali meriterebbero ulteriori ricerche. Ecco perché l’appuntamento campano segnerà sicuramente un’evoluzione in positivo della storiografia su sport e fascismo.
Nonostante tutti questi segnali positivi, a cui va aggiunta anche la crescente richiesta da parte degli studenti di affrontare tematiche relative alla storia dello sport nelle loro tesi, il numero di corsi dedicati alla storia dello sport nelle Università italiane è ancora risibile rispetto ad altri paesi europei. Soprattutto, però, la difficoltà maggiore che si riscontra è quella di far arrivare nel dibattito pubblico i risultati delle ricerche storiche più recenti. Del resto, nel paese in cui per anni si è creduto che Pak Doo-ik, l’autore della rete che eliminò l’Italia dai Mondiali del 1966, fosse un dentista solo perché lo aveva detto Gianni Brera, non sorprende che il racconto del passato sportivo, salvo alcune importanti eccezioni, risponda ancora prevalentemente al dogma di Sam Silverman: “Mai rovinare una bella storia con la verità”.
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Nicola Sbetti insegna all’Università di Bologna. Si occupa di storia dello sport e del rapporto fra sport e politica. Membro del Consiglio direttivo della Società Italiana di Storia dello Sport ha recentemente pubblicato per Fbsr/Viella Giochi diplomatici. Sport e politica estera nell’Italia del secondo dopoguerra.






