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Showtime, l’era dei Fab Four nel tennis

«Federer, Nadal e Djokovic hanno portato il tennis in un’altra dimensione, irraggiungibile e insostenibile per tutti gli altri che hanno provato a contrastarli», sottolinea Alessandro Mastroluca responsabile del sito SuperTennis TV, che ci ha raccontato come è cambiato questo sport alla vigilia di un Wimbledon a suo modo storico

Radici foggiane, presente romano, Alessandro Mastroluca è responsabile del sito SuperTennis TV, direttore di calciotoday.it e ha esordito su un portale collegato all’università La Sapienza durante il biennio magistrale: «Dopo una prima esperienza con Goal.com nel 2008 ho iniziato scrivere per Ubitennis, fino a diventarne vice direttore. All’età di otto anni sognavo di fare il telecronista di calcio ma mi piaceva anche il tennis, sport del quale mi sono rinnamorato quando ho iniziato a seguirlo professionalmente». Vanta varie collaborazioni ‘tennistiche’ ed è autore di alcuni libri, tra cui Il successo è un viaggio. Arthur Ashe simbolo di libertàFederer Nadal Djokovic. I dominatori del tennis insieme con Andrea Pelliccia e con Roberto Brambilla ha realizzato il podcast L’unica medaglia. Alla vigilia di Wimbledon ci siamo fatti raccontare com’è cambiato, e perché, il tennis in questi anni, quale è lo stato di salute di quello italiano e quali sono le chance di Berrettini di vincere al Centre Court. Senza pendolino.

Guardandoci indietro come possiamo riassumere questi ultimi vent’anni di tennis mondiale?
«Mi viene in mente il titolo di un libro: Showtime. Djokovic, Federer, Murray e Nadal hanno fatto e fanno un’altra cosa, sia in termini di appeal che di qualità sportiva e tecnica. Hanno portato il tennis in un’altra dimensione, irraggiungibile e insostenibile per tutti gli altri che hanno provato a contrastarli. Credo che sarà un periodo difficile da replicare, anche perché, pensando a Federer-Nadal, è stata la prima rivalità compiuta vissuta in epoca social, neanche le sfide tra Agassi e Sampras hanno raggiunto tali livelli di affezione. C’è stata una polarizzazione senza precedenti se parliamo solo di tennis, sono partite le curve e la partigianeria ha raggiunto i livelli del tifo calcistico».

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Francesco Caremani
Aretino, giornalista, comunicatore in ordine sparso. Tutto è iniziato il 19 marzo del 1994 e un giorno finirà, ma non oggi. Il giornalismo come stile di vita, in un mestiere che ha perso lo stile per strada. Una scommessa dietro l’altra per arrivare fino a qua. Qui è direttore responsabile, ma solo per anzianità.