Monografia

Il calciomercato come romanzo popolare

Come il gossip sta allo spettacolo, il mercato sta al calcio: un genere giornalistico con un proprio gergo, una propria grammatica e un proprio pubblico. Dove la verità non conta

Un tempo erano i prestiti, poi sono arrivate le comproprietà. E i diritti e gli obblighi e le opzioni e la recompra, che poi la terminologia – tralasciando il termine spagnolo, che ha fatto breccia – nemmeno è tecnicamente precisa, eppure che importa? Il mercato per giornalisti e tifosi è la fiera dei sogni e delle dicerie, quella in cui si può commentare il nulla senza timore di essere presi per scemi, e anche di scriverlo senza nessuna paura. Nel tempo in cui il calciomercato segnava la stagione di pinne, fucile e occhiali, compiva le sue liturgie sostanzialmente in un alcuni luoghi simbolo della Milano in cui girano i dané (il Gallia, poi Milanofiori, pure il Quark, che poi chiuse). L’albergo deputato alle trattative c’è ancora oggi: è il Grand Hotel di Rimini, ed è subito commendator Borlotti.

Ma lo sa che noi attraverso le cessioni di Falchetti e Mengoni riusciamo ad avere la metà di Giordano? Da girare all’Udinese per un quarto di Zico e tre quarti di Edinho.

(L’allenatore nel pallone)

Appunto, l’hotel della fiera dei piedi esiste ed è istituzionalizzato, ma non è solo un retaggio del passato; in questo senso la sede è un tuffo nella Riviera d’antan, tra l’aulico Fellini e la g…

Lorenzo Longhi
Emiliano, ha esordito con il primo quotidiano italiano esclusivamente web nel 2001 e, da freelance, ha vestito (e smesso) casacche anche prestigiose. Di milioni di righe che ha scritto a tamburo battente gran parte è irrilevante. Il discorso cambia quando ha potuto concedersi spazi di analisi.