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Esultate, su: finitela di fare gli ipocriti

Ora che inizia un nuovo campionato, liberateci degli ex paladini del «se segno non esulto» e della contrizione a favor di telecamera

Un esempio fra tanti, qualche giorno fa, in Coppa Italia. Si gioca Cagliari-Perugia, poco dopo la mezz’ora gli umbri pareggiano l’effimero 1-0 dei sardi, segna Federico Melchiorri, professione attaccante, ex di turno. Segna, ciò significa che fa bene il suo mestiere, ciò per il quale è pagato. Non esulta. Di più: pochi secondi più tardi, con la palla al centro, alza braccia e mani in segno di scusa. Ma fatela finita, su.

Melchiorri è uno dei tanti, qui è il pretesto, non il centro del discorso. Perché mai esultare per avere fatto bene il proprio mestiere (ricordate Galeano? «Il gol è l’orgasmo del calcio», scrisse, e da quando si chiede scusa per un orgasmo?) sia una mancanza di rispetto per i tifosi avversari, tutt’altro: è innanzitutto rispetto per i propri e, se fatto senza teatro e senza sfottere, anche degli ex tifosi in fondo. Questo è lo sport, questo dovrebbe essere il calcio.

Invece siamo ancora qui – perché noi giornalisti non siamo affatto meglio – a chiedere a ogni ex la classica e stupidissima domanda che cerca il titolo facile e la polemica, la buccia di banana per andare alla pancia del tifo se la risposta è quella sbagliata. Tipo questa domanda a Dybala, nel corso della presentazione quale nuovo giocatore della Roma. Testuale: «Se ti capiterà di segnare, pensi che esulterai?».

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Lorenzo Longhi
Emiliano, ha esordito con il primo quotidiano italiano esclusivamente web nel 2001 e, da freelance, ha vestito (e smesso) casacche anche prestigiose. Di milioni di righe che ha scritto a tamburo battente gran parte è irrilevante. Il discorso cambia quando ha potuto concedersi spazi di analisi.