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L’impasse del giornalismo sportivo

Giornalisti brand, giornalisti tifosi e pay tv. Lo sport alla cartina tornasole dei diritti televisivi e della Rete si è frantumato in tanti rivoli informativi, ognuno dei quali con un suo pubblico

Fare un ragionamento serio, onesto e trasparente sul giornalismo sportivo non è facile, non lo è, innanzitutto, perché c’è sempre il rischio di fare le maestrine dalla penna rossa e scatenare l’asilo Mariuccia, di passare per quelli bravi che puntano il ditino – Dio, o chi per lui, ce ne scampi e liberi, c’è già stata una letteratura concimata dalle colonne de il manifesto una ventina di anni fa che ha fatto la fortuna di alcuni su tutti gli altri e si commenta da sola –, di banchettare sui resti di un mestiere che, è sotto gli occhi di tutti, sta attraversando, non da oggi e nemmeno da ieri, uno dei periodi più difficili della sua storia. Quando si ama un mestiere, un lavoro, come lo amiamo noi, però, non possiamo esimerci dal porci delle domande – il progetto che state leggendo, The SpoRt Light, e che state sostenendo è al tempo stesso una domanda e una, possibile, risposta – e dal cercare di comprendere che cosa sia accaduto, cosa sta accadendo al giornalismo sportivo e quali siano le prospettive di un’informazione che negli ultimi vent’anni è mutata radicalmente.

Volete un esempio di cattivo giornalismo sportivo?

La domanda di Antonio Manzo, spazionapoli.it, a Jürgen Klopp sulla pericolosità di Napoli come città, considerando, tra le altre cose, che Manzo è di Salerno. La risposta di uno degli allenatori più intelligenti e genuini del panorama calcistico internazionale sarebbe da stampare e appendere dentro ogni redazione: «Questo non ha nulla a che fare con la città quindi non lo so. Ma non sono qui per darvi titoli e se non sapete più cosa chiedere non c’è problema perché mi piacerebbe andare in hotel a essere onesti e concentrarmi sulla partita contro il Napoli», parola più parola meno a seconda della traduzione. E una delle cose più brutte è che molti siti hanno raccontato l’episodio senza citare il collega, perché è brutto, non si fa, cane non morde cane e si è sempre fatto così, frase sulla quale s…

Francesco Caremani
Aretino, giornalista, comunicatore in ordine sparso. Tutto è iniziato il 19 marzo del 1994 e un giorno finirà, ma non oggi. Il giornalismo come stile di vita, in un mestiere che ha perso lo stile per strada. Una scommessa dietro l’altra per arrivare fino a qua. Qui è direttore responsabile, ma solo per anzianità.