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Conoscenza vs Saggezza

Le esperienze personali, anche nello sport, creano una specie di mappa delle conoscenze accumulate direttamente da ogni persona

di Guglielmo De Feis

Un antico proverbio – probabilmente indiano – dice che “la saggezza fiorisce sul terreno fertile della conoscenza, ma è l’esperienza a renderne agevole il cammino, lastricandolo”. Anche nello sport è inestimabile il valore della conoscenza, sia sotto il profilo della formazione ricevuta sia sotto quello delle informazioni ricavate. Il patrimonio di queste ultime è divenuto ormai immenso, con ogni singolo atleta che, grazie alle moderne tecnologie, è capace di produrre centinaia di migliaia di dati, i quali, a loro volta, possono essere raccolti, analizzati, valutati e confrontati, al fine di prendere le migliori decisioni relative al miglioramento delle sue performance.

Questo diluvio di dati, trasformabili in immediata conoscenza scientifica, ha ingenerato in molti analisti l’idea utopica che sia possibile creare una sorta di ‘prediction machine’ sulle competizioni sportive, nelle quali, oltretutto, sia quasi garantita – eccetto casualità sotto forma di ingiustizia o sfortuna– la vittoria di chi è in grado di presentarsi, in partenza, in possesso dei dati ‘migliori’.

Quest’enfasi eccessiva su questa forma di conoscenza ha, da un lato, portato a sottovalutare la componente delle scienze umane nello sport – si pensi alla psicologia o, in quelli di squadra, alla sociologia – ma anche quasi a cancellare l’importanza dell’esperienza personale.

Le esperienze personali, anche nello sport, creano una specie di mappa delle conoscenze accumulate direttamente da ogni persona. In questo senso, l’esperienza è il ciclo di esperimenti, fallimenti, scoperte, delusioni, rinnovamenti, inversioni, programmazioni e riconfigurazioni di tutto ciò che si è, e di qu…