Tackle

Cappelli, pon pon e visiere

Il rilancio di un accessorio per cui il regolamento non pone divieti, requisiti, caratteristiche particolari, se non il limite intrinseco della pericolosità

di Nicola Calzaretta

Mancano due giorni a Natale. Corse frenetiche alla ricerca degli ultimi regali. A noi appassionati di pallone, ma anche a quelli che amano il calcio moderno dei quinti e dei braccetti, il cadeau che non t’aspetti lo fa Wojciech Szczesny. Ora di pranzo di sabato 23 dicembre 2023. Il Frosinone ospita la Juventus, gara valevole per la diciassettesima giornata del campionato di Serie A. È uno degli anticipi, detto lunch match (quelli giocano, tu mangi). Primo tempo, magia del giovane Kenan Yildiz alla prima da titolare e Juve in vantaggio. Intervallo sull’1-0. Secondo tempo, il sole batte forte sullo “Stirpe”, lo stadio dei “ciociari”. I raggi centrano in pieno il volto del portiere bianconero e abbagliano i suoi occhi chiari. Ed ecco che, come per magia, dallo scrigno dei tesori il polacco della Juve, tira fuori il cappellino. Nero, con la tesa davanti, stile baseball per capirsi. Modello Benjamin Price, uno dei due componenti – ruolo portiere – del famoso duo Holly & Benji, cartone (anime, rectius) giapponese di metà anni ’80, entrato nel mito, con quelle (infinite) traiettorie tipiche del nostro caro SuperTele, pallone replica del Telstar, di plastica leggera (e colorata) soggetto alle minime variazioni atmosferiche e di ventilazione, e le corse a perdifiato dei protagonisti – cantate anni prima da Claudio Baglioni – impegnati in vertiginose cavalcate calcando superfici tondeggianti, a conferma della inconsistenza delle teorie terrapiattiste.

Il cappellino. Una botta al cuore. Un link azzurrino con il passato remoto dei pionieri, di quando i giocatori (tutti) indossavano il copricapo perché era quello l’elemento distintivo delle squadre, la divisa partiva e finiva con il berretto. E cap è il termine che gli anglosassoni hanno da sempre adottato (e usano ancora) come sinonimo di presenze, specie per le partite della Nazionale. Ci voleva il nostro Tek a sbloccarci ricordi e a scatenare pulsioni. Certo il cappellino che si ficca in testa e che gli fa da scudo, ha il moderno stemma della Juventus ed è marchiato Adidas con le tre righe bianche che si distendono sulla tesa. Ci mancherebbe altro, nessuno poteva certo pretendere che avesse il marchio di qualche azienda locale a caccia di pubblicità o della parrocchia in gita fuori porta. Ma per il resto è quello della nostra infanzia e giovinezza, sparito ormai da tempo dai radar del grande calcio. Si era rivisto sporadicamente negli anni ’90, talvolta indossato americanamente al contrario (Walter Zenga