di Nicola Sbetti
Quando Francesco Caremani e Lorenzo Longhi (Roberto Brambilla non si era ancora aggiunto all’impresa) mi proposero di scrivere un pezzo a settimana per The Sport Light, mi garantirono totale carta bianca rispetto ai contenuti dalla rubrica che volli chiamare “A Gamba Tesa” in omaggio alla omonima pagina Facebook e al blog che già gestivo. Fino ad ora ho seguito soprattutto due linee di approfondimento: da un lato commenti sugli intrecci fra lo sport e la politica internazionale, dall’altro uno sguardo sulla storia dello sport. Oggi quindi, perdonatemi l’autoreferenzialità, vorrei approfittarne facendo una piccola eccezione per presentare, criticamente, un mio personale progetto che è esterno a The Sport Light ma è coerente con quanto scrivo mensilmente su queste pagine virtuali.
Il progetto in questione si chiama “Road to Paris” ed è un podcast che non trovate (ancora) nelle piattaforme di podcasting (l’idea è quella di mettercele a breve, ma manca il tempo) ma su YouTube. L’idea di fondo è quella di raccontare in puntate di lunghezza variabile, e possibilmente con ospiti, il percorso di avvicinamento ai prossimi Giochi olimpici estivi che si terranno dal 26 luglio all’11 agosto a Parigi, cercando però di approfondire temi che vengono marginalizzati o trattati troppo semplicisticamente nel dibattito pubblico.
Il principale pregio di questa trasmissione è che, un po’ come The Sport Light, è totalmente libera da interessi esterni. Non dovendo dare conto a nessuno (né per quel che riguarda i temi scelti, né per la frequenza delle uscite), posso scegliere in totale autonomia quali argomenti trattare e quali ospiti invitare. Di contro il difetto è che non essendo il mio lavoro, ma solo un divertissement, il risultato è un prodotto amatoriale destinato a rimanere tale. Sono conscio dei molti limiti, a partire dal fatto che per “funzionare” su YouTube serva una certa regolarità nelle uscite e un certo investimento tecnico (soprattutto nel microfono e nella promozione) che al momento non ho le possibilità di fare. Allo stesso tempo però, la scelta di non inseguire la monetizzazione mi consente di essere più flessibile ed adattarmi alle esigenze degli ospiti, che fino ad ora sono stati soprattutto colleghi o amici, ma che potranno essere anche persone con cui non ho particolari rapporti. Anzi, non nascondo che il vero obiettivo di questo programma sia proprio quello di passare, seppur online, più tempo con persone che apprezzo, stimo o che comunque vorrei conoscere meglio.
Fino ad ora sono già state fatte otto puntate a cui va aggiunta la puntata zero. Probabilmente per deformazione professionale, ma forse anche perché è ciò che sta maggiormente segnando questa vigilia, la tematica di gran lunga più affrontata, su cui i lettori di “A Gamba Tesa” non sono certo a digiuno, è quella di come le guerre russo-ucraina e israelo-palestinese stanno segnando la vigilia olimpica. Su questo argomento sono state fatte già quattro puntate: la zero che ha approfondito le ragioni delle sanzioni del CIO a Russia e Bielorussia, la prima in cui con Leo Goretti abbiamo discusso in maniera più ampia di come le tensioni internazionali potrebbero influenzare i Giochi, la terza in cui si è riflettuto su un possibile boicottaggio russo per quello che riguarda i propri atleti neutrali e la quinta in cui sempre con Leo Goretti e Francesco Belcastro abbiamo riflettuto sul significato dei Giochi per la Palestina e del perché il Comitato olimpico palestinese abbia scelto di non boicottare gli atleti israeliani, mentre la Federcalcio palestinese, pur essendo presieduta dalla stessa persona, ha chiesto invece l’espulsione di Israele dalla FIFA.
Un altro argomento che vorrei continuare ad affrontare è come vengono raccontate le Olimpiadi. Con Dario Ricci di Radio 24 si è discusso delle specificità della radio, con Gianmario Bonzi di Eurosport di come si prepara una telecronaca del nuoto e con Simone Salvador di Sport in Media abbiamo affrontato la questione dei diritti televisivi e della copertura mediatica televisiva per l’Italia.
Nell’ultima puntata, quella già citata, con Gianmario Bonzi si è cominciato un percorso sulle singole discipline e probabilmente molte altre puntate future saranno dedicate verticalmente a una singola disciplina. Il mio animo multi-sportivo (esattamente come quello dell’ospite) ha però fatto sì che nella puntata sul nuoto si finisse per parlare anche di pallavolo e scherma.
Una puntata un po’ diversa è stata la sesta, con ospite Carlo Balestri. In quell’occasione i Giochi di Parigi sono stati un po’ una scusa per parlare di sport popolare, destrutturato e non agonistico. Titolata “Gli altri Giochi” è stata l’occasione per presentare la terza edizione dei Giochi antirazzisti in programma a giugno a Bologna.
L’unica puntata fatta con una persona con cui non mi sono mai incontrato di persona è stata la quarta, con la scrittrice Nadeesha Uyangoda con cui abbiamo parlato di come alle Olimpiadi le identità siano in gioco, di razzismo, e di come in chi racconta lo sport, al contrario di chi lo pratica, ci sia una significativa sottorappresentazione di minoranze etniche.
A proposito di minoranze, nel prossimo futuro con Valentina Fedele vorrei trattare la questione di come i mussulmani di Francia si stanno avvicinando ai Giochi, mentre sono già in programma le puntate con Fabien Archambault su come Parigi sta vivendo questa vigilia olimpica e con Valerio Piccioni con cui vorrei riflettere sull’interrogativo: vincere una medaglia olimpica ti cambia la vita?
Vorrei inoltre provare a coinvolgere alcuni giornalisti che stanno già seguendo con grande attenzione questo periodo pre-olimpico (penso ad Angelo Carotenuto di Domani, Giulia Zonca de La Stampa e altri ancora) ma anche atleti e dirigenti che alle Olimpiadi ci sono già andati. Escluderei per il momento coloro che le stanno preparando perché troppo concentrati sull’obiettivo e difficili da raggiungere.
Soprattutto però durante le Olimpiadi l’idea è quella di creare due finestre giornaliere live (la mattina prima delle gare e la sera dopo le gare) in cui commentare con gli ospiti e con la chat le giornate olimpiche. Non so se riuscirò a tenere fede a tutti questi buoni propositi, nel frattempo chiederei ai competenti lettori di The Sport Light di farmi avere (su YouTube, via social o rispondendo alla newsletter) un feedback su Road To Paris e anche consigli sui temi che vorrebbero veder affrontati nelle prossime puntate.
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Nicola Sbetti insegna all’Università di Bologna. Si occupa di storia dello sport e del rapporto fra sport e politica. Membro del Consiglio direttivo della Società Italiana di Storia dello Sport.






