Monografia

Come eravamo: i format di una Champions che fu

La riforma della Champions League è solo l'ultima della storia della vecchia Coppa dei Campioni. Ecco come si è evoluta la più importante competizione calcistica europea

La fine di un percorso. O l’inizio di una nuova era. La Champions League 2024-2025, con un girone unico da 36 squadre, con almeno 8 incontri per ogni club qualificato alla prima fase, è l’ultima fase di un processo lungo, iniziato nel 1991. Ecco come la più importante competizione europea è cambiata per andare incontro ai gusti del pubblico, ma soprattutto per riempire le casse di società sempre più bisognosi di introiti alti e sicuri.

1991-1994, il primo esperimento Dalla sua nascita a metà degli Anni Cinquanta, fino di fatto al principio degli Anni Novanta, la formula della Coppa dei Campioni rimase sostanzialmente invariata. Ammissione solo per i campioni nazionali, turni ad eliminazione diretta e finale secca. Una competizione democratica e meritocratica che però cominciò a essere messa in discussione sul finire degli Anni Ottanta. A pensare a un formato differente i grandi club. I primi due furono Milan e Real Madrid con Silvio Berlusconi e Raul Mendoza. Il presidente rossonero, il 17 maggio 1989 in un’intervista al Corriere della Sera dichiara: “Nelle coppe europee prevale l’imponderabile. Dobbiamo trasformarle in un campionato continentale, con certezze gestionali ed economiche per le società. Andremmo a giocare sempre a Madrid, Barcellona e Lisbona, non in qualche paesino sperduto di provincia”. Opinione condivisa dal numero madridista ma non dalla UEFA guidata dal frances…

Roberto Brambilla
È nato a Sesto San Giovanni, quando era ancora (per poco) la Stalingrado d'Italia. Ha scritto di sport e temi sociali per il web e per la carta. Ama la Storia e le storie. Al mattino insegna ai ragazzi, al pomeriggio sogna Berlino (Est).