Uno strumento per fare comunità e mantenere vivo il legame con le proprie radici. Per chi ha lasciato il proprio Paese lo sport e il calcio sono da sempre un potente mezzo di aggregazione e di creazione e conservazione di un’identità. Lo è stato anche per i milioni di italiani che sono emigrati in tutto il mondo e così, a volo d’uccello, abbiamo voluto andare alla ricerca di alcuni club che portassero ancora i segni del Paese d’origine, pur con i tanti cambiamenti e i distinguo del caso, considerando che non sempre le idee fondative sono state mantenute con totale linearità.
Sudamerica, un doppio filo con l’Italia
L’America Latina è stata una delle mete preferite degli emigranti italiani, a partire dall’ultimo scorcio dell’Ottocento. E lì, alla fine del mondo come l’avrebbe definito Papa Francesco, sono tanti i club che hanno un legame più o meno diretto con l’Italia. In Argentina, oltre alle “grandi” come Boca Juniors e San Lorenzo, c’è il Villa Dalmine, nato nel 1957 come il circolo ricreativo per gli operai della Dalmine-Safta, che indossa i colori viola, come la Fiorentina seguita dal fondatore Agostino Rocca, il Circulo Italiano, con sede nella zona più settentrionale della Patagonia e i cui giocatori vestono di granata. E poi c’è lo Sportivo Italiano. La società nacque nel 1955 come ACIA (Associazione Calcio Italiano in Argentina) in cui erano confluiti i migliori giocatori di un torneo organizzato da Ettore Rossi, direttore del Corriere degli Italiani prima di cambiare nome in Deportivo Italiano nel 1978. E quell’anno giocatori e tifosi della squadra vissero un momento indimenticabile: l’amichevole contro l’Italia di Enzo Bearzot impegnata nei Mondiali argentini. “El Tano”, maglia azzurra e bandiera italiana nello stemma, attualmente in ha all’attivo anche una stagione nella Primera División Argentina a metà Anni Ottanta e nella sua academia ha militato Gabriel Omar Batistuta. Sull’altra sponda del Rio della Plata, a Montevideo, nel 2022 è rinato il Deportivo Italiano Football Club del Uruguay. È il figlio, o meglio il nipote dello Sportivo Italiano, società nata nel 1964 e dissoltasi nel 1995, ricostituitasi brevemente come Deportivo Italiano. Un club dalla grande tradizione tanto che tra i giocatori che hanno vestito l’azzurro de los “Tanos” c’è stato un certo Oscar Washington Tabarez e Victor Púa, entrambi futuri ct della Celeste. In Cile invece il club più italiano è l’Audax, creato nel 1910 da tre giovani immigrati Ruggero Cozzi, Alberto Caffi e Amato Ruggieri . Prima una società ciclistica poi negli Anni Venti una polisportiva con il calcio al centro e un legame forte con l’Italia. Tanto che fino agli Anni Cinquanta nello stemma del club c’era la croce di Casa Savoia e poi il tricolore. In Brasile, altro Paese con una numerosa comunità italiana, diversi club hanno legami, storici soprattutto con l’Italia. A partire da Palmeiras e Cruzeiro, con il primo chiamato in origine Palestra Italia e il secondo che fino al 1925 ammetteva solo giocatori italiani e proseguendo con il Clube Atletico Juventus di San Paolo. È lì dove è cresciuto calcisticamente Thiago Motta, in un club che nonostante il nome ha le maglie granata.
Lupi e sacerdoti in Germania
Nella Repubblica Federale, il secondo Paese al mondo dopo l’Argentina per numero di italiani residenti (quasi 600mila), al 2021 c’erano 15 squadre che avevano nel loro nome “Italia”, tre “Azzurri”, due “Calcio”. Senza contare il Catania Kircheim, la Juventus Obernkirchen e il Milan Heidenheim, Il club tedesco più famoso con legami storici con l’Italia però è la Lupo Martini di Wolfsburg. La società, che milita in quinta serie, è nata nel 1981 dalla fusione tra la Sportclub Lupo, fondata con il supporto della Volkswagen nel 1962 e la US Martini Wolfsburg. La formazione, che in origine giocava sui terreni che oggi sono occupati dalla Volkswagen Arena, è cresciuta in seno alla comunità italiana, una delle più numerose della zona, ma oggi ha una rosa composta da giocatori di diverse origini. Non molto lontano a Berlino, dal 1980 c’è il Club Italia. Le sue origini affondando le radici nel lavoro di un sacerdote don Luigi Fraccari che arrivato in Germania per assistere i deportati e prigionieri italiani dopo l’8 settembre 1943 fondò la Gioventù Italiana Berlino. Nel 1980 sulle ceneri di alcuni piccole squadre locali nacque il Club Italia. Nei primi anni lo guidò, conducendolo fino alla Bezirkliga, Nello Di Martino, una delle istituzioni del calcio berlinese, portiere di riserva del Hertha Berlino e in seguito dirigente. Anni di galleggiamento e ambizioni frustrate fino al 2018, quando si consuma una divisione. Mentre la prima squadra diventa il cardine del nuovo progetto Berlin United, la seconda squadra fa rinascere il “vecchio” Club Italia che pur avendo giocatori da tutto il mondo, mantiene sempre con fierezza la memoria delle sue radici.

Un club italiano nella Grande Mela
Con oltre 2,6 milioni di persone New York è la terza comunità italiana del mondo dopo Buenos Aires e San Paolo. A Brooklyn, uno dei cinque boroughs della città, gioca il Brooklyn Italian Soccer Club. Fondato nel 1949 da JohnDeVivo, ha un passato glorioso. Ha vinto per due volte nel 1979 e nel 1991 la National Challenge Cup, la coppa nazionale degli Stati Uniti, partecipando anche alle competizioni continentali. Dal 2010 al 2021 è stata una delle franchigie che componevano la National Premier Soccer League, lega semi-professionistica. Una squadra gloriosa, che tra i suoi dirigenti ha avuto Joe Barone l’attuale direttore generale della Fiorentina, che nelle ultime stagioni si è totalmente concentrata sull’attività giovanile che punta sull’inclusione sulla crescita dei talenti tanto da essere stati scelti dalla vicina Red Bull New York come partner.
Marconi Stallions, dalle bocce al calcio
Nel 1956, il Club Marconi nacque come club di bocce e due anni dopo fu aperta la sezione calcistica, prima solo a livello giovanile, poi nel 1961 nel campionato amatoriale nel Nuovo Galles del Sud. Dopo essere stato ammesso in prima divisione, nel 1977 sarà uno dei membri fondatori della National Soccer League, di cui farà parte fino al 2004. In questi anni nel club che deve il nome allo scienziato italiano che mandò il primo messaggio diretto dalla Gran Bretagna all’Australia transitano tanti giocatori di origine italiana, come Frank Farina e anche calciatori italiani emigrati in Australia, come Roberto Vieri, papà di Christian e Massimiliano o Angelo Colombo e Andrea Icardi.
Bibliografia
Valerio Curcio, Emigrante Fútbol Club: 4 squadre fondate da italiani in Argentina, Gioco Pulito, 3/6/2022
Valerio Curcio, Emigrante Fútbol Club: 7 squadre fondate da italiani in Brasile, Gioco Pulito,
Redazione, 713 Chancen: Migrationsvereine auf der Deutschlandkarte, Kicker, 21/07/2021
Frederik Hvillum, Brooklyn Italians Soccer Club: A legacy of passion, diversity, and excellence, Veo, 6/7/2023










