focus_1Monografia

You’ll never walk alone

Paolo Colombo, giornalista che ha fatto coming out nel 2008, racconta il suo rapporto con il calcio e con un mondo dello sport dove moltissimi atleti continuano a nascondere il proprio orientamento sessuale, vivendo nell’ipocrisia. Lo stato dell’arte di un Paese che non è riuscito ad approvare il DDL Zan e dove i calciatori gay, una volta, scoperti, vengono prima messi fuori rosa e poi ceduti alla prima sessione di mercato disponibile

Paolo Colombo, genovese, è uno dei pochi colleghi ad avere fatto coming out. Nato come giornalista sportivo, tra ciclismo e calcio, oggi è caposervizio a LA7 e dal crollo del ponte Morandi si occupa di cronaca. Alle spalle un’esperienza come manager e allenatore dei King Kickers di Milano, squadra espressione della comunità Lgbtqia+, e due presenze al Chiambretti Night che sono rimaste storiche per le sue dichiarazioni sui calciatori omosessuali presenti in Nazionale e nelle squadre più titolate d’Italia. Di fronte alla vulgata che nel calcio, così come in altri sport, non ci sono atleti gay, una chiacchierata con chi ha scoperchiato il velo in tempi non sospetti combattendo la propria battaglia civile e che oggi guarda tutto questo con un certo disincanto, sia personale che professionale.

Calcio e omosessualità, a che punto siamo in Italia?
«Siamo indietro, non siamo riusciti nemmeno ad approvare il DDL Zan, tra gli applausi vergognosi di parte del Parlamento. È incredibile che alcun calciatore italiano a oggi abbia fatto coming out e non c’è nemmeno più la scusa del timore di perdere sponsor, anzi ne troverebbero di nuovi, basti vedere il caso del tuffatore inglese Tom Daley. Nel 2008, su LA7, realizzai una puntata di Victory su questo tema, che ebbe molto successo. La feci perché mi avevano colpito le dichiarazioni di Luciano Moggi il quale affermava che non aveva alcun giocatore gay in squadra e che se ci fosse stato avrebbe fatto meglio ad andarsene: preistoria».

Anni…

Francesco Caremani
Aretino, giornalista, comunicatore in ordine sparso. Tutto è iniziato il 19 marzo del 1994 e un giorno finirà, ma non oggi. Il giornalismo come stile di vita, in un mestiere che ha perso lo stile per strada. Una scommessa dietro l’altra per arrivare fino a qua. Qui è direttore responsabile, ma solo per anzianità.