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I Giochi Olimpici giovanili, crescita o medaglie?

Italia prima nel medagliere di quelli invernali a Gangwon. Ma non è solo una questione di medaglie

di Antonella Bellutti

Dal 2010 esistono i Giochi Olimpici giovanili (YOG – Youth Olympic Games): il CIO li ha fortemente voluti per promuovere lo spirito olimpico anche tra i più giovani. La manifestazione multidisciplinare dedicata ai ragazzi tra i 13 e i 18 anni, ricalca fedelmente la versione assoluta: ci sono pertanto sia l’edizione estiva che invernale, sebbene con un programma ridotto e qualche differenziazione nelle discipline. Se ne è parlato molto recentemente, perché si è appena conclusa l’edizione invernale 2024 (tenutasi a Gangwon in Corea del sud) e l’Italia è arrivata prima nel medagliere. Come sempre: si parla di valori ma poi quello che conta, sono le medaglie!

La giovane squadra azzurra è salita 18 volte sul podio di cui, 11 sul gradino più alto. Grande euforia, molti proclami, tante aspettative e speranze per il futuro, sollecitate anche dall’ ormai prossima Olimpiade invernale 2026, Milano-Cortina. Oltre il numero delle medaglie però c’è qualcosa di più che andrebbe considerato: quanti di questi giovani talenti saranno veramente competitivi anche a livello assoluto?

Tutti i grandi campioni hanno avuto risultati brillanti nelle categorie giovanili. Purtroppo però non sempre è vero anche il contrario. La ragione sta nella specializzazione precoce e i suoi pericoli.

Dalla prima edizione dei Giochi Giovanili del 2010 a oggi, i casi di atleti italiani medagliati che confermano la correlazione positiva tra prestazioni prodotte in età giovanile prima e adulta poi, provengono da curling, nuoto e scherma. Amos Mosaner nel curling ha vinto l’argento nel 2012 agli YOG e, dieci anni dopo, l’oro a Beijing nel 2022. Nelle di…