Stielike

Stielike #12 – Serrano-Taylor, Mou-Lazio, Infantino

L'intervento del 3 maggio del nostro libero

IL BUONO Main event al Madison Square Garden. Nel fine settimana, per la prima volta nella storia della boxe femminile, un incontro è stato l’evento di punta della serata nel tempio del pugilato mondiale. Di fronte la portoricana Amanda Serrano e l’irlandese Katie Taylor, quest’ultima medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Londra, per il titolo iridato dei pesi leggeri. Ha vinto ai punti l’irlandese, ma nei fatti anche il pugilato femminile davanti a un pubblico che non ha disatteso aspettative ed entusiasmo. Così, per la prima volta, le donne si sono prese il palcoscenico più prestigioso al Madison Square Garden dopo oltre 140 anni di boxe femminile.

IL BRUTTO «22 anni fa potevi vincere con un gol in fuorigioco, dopo 22 anni puoi ancora vincere con un gol in fuorigioco perché ieri questo è successo», Mourinho dixit, dopo lo 0-0 della sua Roma col Bologna, parlando della partita di un’altra squadra. La Lazio, mai nominata, gli ha risposto senza mai nominarlo pungendo lui che «guarda in casa degli altri per distogliere l’attenzione da risultati mancati» e si dichiara fedele alla linea societaria che, sostiene, «continua ad essere quella di non discutere le decisioni prese sul campo» e cita «episodi lampanti avvenuti a sfavore della squadra biancoceleste, quale il fallo di Tonali su Acerbi a Lazio-Milan in occasione del gol o la gomitata in area di Ibanez su Milinkovic nel derby di ritorno», appunto per non discuterli… Il calcio italiano alla fine è sempre questa roba qua, colpevoli e complici anche i media che, se avessero un minimo di amore per il proprio mestiere e per i lettori, nemmeno darebbero spazio a queste scemenze da asilo e ne bollerebbero i protagonisti con una sola parola: ridicoli.


IL CATTIVO «Quando dai lavoro a qualcuno, anche in condizioni difficili, gli dai dignità e orgoglio. Non è carità. Non fai beneficenza». Questa è solo una delle risposte che Gianni Infantino, presidente della Fifa, ha dato a chi gli chiedeva conto delle condizioni dei lavoratori che stanno costruendo le infrastrutture per la Coppa del Mondo in Qatar. «6 mila potrebbero essere morti in altre opere e così via – ha aggiunto Infantino – e ovviamente la Fifa non è la polizia del mondo o responsabile di tutto ciò che accade nel mondo. Ma grazie alla Fifa, grazie al calcio, siamo stati in grado di affrontare e parlare delle condizioni del milione e mezzo di operai che lavorano in Qatar». Posto che per la prima volta una fonte istituzionale cita il numero dei morti (con il condizionale e un distinguo, ma è così), non c’è nemmeno bisogno di commentare. Cosa resta? Restano l’inchiesta del Guardian e, all’orizzonte, un Mondiale che è già nella storia prima del fischio d’inizio. E questa è una cattiva notizia.